Come i social network funzionano grazie alla loro capacità (progettata) di indurre e gratificare le pulsioni aggreganti penetrando al meglio nel flusso giornaliero degli utenti, una buona architettura sarà funzionale solo grazie alla sua capacità di essere sociale, relazionale ed emotiva, ovvero, progettata per consentire la formazione di gruppi soddisfatti di utilizzatori.
In tutti i sistemi complessi, alcune strutture o modalità d’uso emergono spontaneamente. La numerosità degli elementi, l’interazione non banale tra di essi, la non consapevolezza del quadro complessivo, che si concretizza nell’uso di sole informazioni locali, sono gli ingredienti essenziali dell’emersione di un qualche comportamento organizzato all'interno di un tale sistema. Anche il progetto architettonico da luogo a un sistema di tale complessità, tuttavia, l’emersione di alcune strutture può essere indirizzata da una progettazione accurata, che tenga conto da un lato dei bisogni funzionali delle persone e si muova dalla analisi di parametri importanti come gli stili relazionali e gli agganci motivazionali per arrivare a definire una particolare usabilità sociale.
In tal senso, uno strumento che può essere utilizzato per analizzare un particolare sistema a social network, e nel nostro caso una architettura, è il Design Motivazionale di Giacoma e Casali. Ogni tipo di ambiente, progettato con un certo scopo, potrà essere descritto rispetto a questa importante e innovativa metodologia che nasce per analizzare i social network, ma che si presta facilmente a essere reinterpretata nel contesto architettonico.
Il primo passo da compiere in questa direzione consiste nel considerare le motivazioni relazionali che sono "un fattore dinamico del comportamento umano che attivano e dirigono verso mete che alimentano le reti sociali". Le motivazioni relazionali si esprimono attraverso quattro componenti che possono essere individuati nella Competizione, Eccellenza, Curiosità e Appartenenza. Questi elementi devono trovare nel sistema sociale degli agganci motivazionali relazionali che costituiscono le modalità d’uso e d’esperienza delle operazioni di comunicazione, produzione e gestione di conoscenza. Queste, se arricchite da un contesto sociale e relazionale, possono diventare processi che stimolano o che si associano più facilmente ad una o più Motivazioni Relazionali. In questo contesto interviene un nuovo tipo di usabilità del sistema che prende il nome di usabilità Sociale.

Si può definire l'Usabilità Sociale come un attributo qualitativo che definisce quanto sia facile realizzare interazioni sociali all'interno di una specifica interfaccia. E’ importante notare come l’usabilità sociale possa essere applicata indipendentemente dalla tipologia di strumento che si sta realizzando: seppure abbia una rilevanza maggiore nella progettazione di sistemi fondati su social network, la sua definizione si applica anche a contesti non strettamente digitali. Questo in quanto un social network, come già ribadito, è prima di tutto una rete di persone che userà come supporto all'interazione varie tecnologie e artefatti cognitivi.
L’Usabilità Sociale si quantifica, normalmente, utilizzando quattro parametri: la semplicità con cui è possibile costruire relazioni interpersonali, la possibilità di esprimere la propria identità, la possibilità di avere una comunicazione tra i membri del network e la facilità con cui possono essere creati dei gruppi. In generale, migliorare l'usabilità sociale significa favorire:
1. la comunicazione diretta fra le persone, che rimuove intermediari e migliora i tempi e l’efficienza
2. la partecipazione delle persone al network
3. il senso di appartenenza alla community di cui si fa parte, in senso specifico (gruppo) e in senso esteso (fornitore del servizio)
4. l’aiuto diretto fra le persone,
5. la valorizzazione delle qualità e delle abilità delle persone,
6. il feedback dal basso,
7. la collaborazione fra le persone.
Finalmente, gli agganci motivazionali relazionali andranno a soddisfare quelli che sono i bisogni funzionali degli utenti, ovvero, i bisogni e le necessità della persona (e/o del gruppo) che sono soddisfatti dalla architettura in modo esplicito.
Gli autori del Design Motivazionale mettono poi in guardia da un frequente errore di valutazione: un social network, affermano, non è uno spazio cognitivo ed emotivo generico, è anzi un filtro molto potente che tende a convogliare la varietà delle persone verso certe esperienze d’uso e quindi motivazioni. Un social network è un contesto, è un luogo, è una esperienza cognitiva ed emotiva che, per quanto differenti possono essere gli utenti, porta a comportamenti e motivazioni limitati. Lo stesso si può dire per un contesto architettonico che non è mai un luogo per ogni cosa ma piuttosto uno spazio che seleziona dei comportamenti. Questa selezione deve far parte, allora, del progetto architettonico inteso nella sua globalità.
(Stefano Panzieri)
